Per lavare i vestiti non basta metterli in lavatrice, scegliere il detersivo adatto e impostare il programma giusto. Bisogna anche prendersi cura dell’elettrodomestico, come si fa la manutenzione di macchine e altri dispositivi, dall’automobile al telefonino. Non parliamo solo di “tagliandi”, ma anche di accorgimenti che consentono di allungare la vita della lavatrice e funzionare al meglio. Ecco alcuni consigli per voi.

Pulire il filtro
Nel filtro si possono accumulare peli, monete dimenticate nelle tasche o residui di detersivo. Chiaramente la pulizia va effettuata più o meno frequentemente, a seconda dell’uso che fate della lavatrice, ma in linea di massima un intervento ogni sei mesi solitamente è sufficiente.

Pulire il cassetto del detersivo
Molte volte capita di sbagliare i dosaggi del detersivo o dell’ammorbidente, quindi nel cassetto si accumulano residui, che si solidificano. È importante pulire questo vano, di tanto in tanto, per assicurare un corretto funzionamento della lavatrice.

Pulire la guarnizione
Durante il lavaggio, si può accumulare dell’acqua tra guarnizione e parti in ferro. Col tempo potrebbe formarsi cattivo odore o in alcuni casi della ruggine, che sporcherebbe i panni.

I lavaggi di mantenimento
Bisognerebbe fare due o tre lavaggi di mantenimento all’anno. Come fare? Basta impostare un lavaggio alla massima temperatura, senza bucato ma con detersivo (alcuni consigliano bicarbonato o aceto). Questo permette di mantenere la lavatrice e le tubazioni pulite ed evita l’accumulo di sporcizia, grosso e calcare.

Lasciare la lavatrice aperta
È importante lasciarla aperta per qualche minuto dopo il lavaggio affinché si eviti l’accumulo di umidità. Inoltre è consigliabile passare un panno con acqua e sapone per eliminare i resti di sporcizia.

Non sovraccaricare
Un sovraccarico può non solo causare un cattivo lavaggio dei panni, ma può persino portare al danneggiamento della lavatrice. I panni devono girare liberamente nel cestello. Se vi capita spesso di ficcare i panni con fatica, forse dovreste passare a un elettrodomestico più capiente.

Mettere l’ammorbidente nello scomparto giusto
Perché è importante? Perché se l’ammorbidente e il detersivo si mescolano, formano un residuo che non si dissolve e che si accumula nella lavatrice, soprattutto nel cestello.

L’acqua è un bene prezioso da non sprecare. In cucina e in bagno, spesso consumiamo più acqua di quella che realmente ci serve. Eppure, ridurre gli sprechi e le spese in bolletta si può: per risparmiare acqua in casa basta seguire infatti alcune semplici mosse dal risultato garantito.

Ecco quindi tutti gli accorgimenti da mettere in pratica nelle nostre case ogni giorno per non sprecare acqua:
-Applicate un riduttore di flusso ai rubinetti di casa: l’acqua si miscela con l’aria, risparmiando fino al 30 per cento di acqua.
-Scegliete la doccia invece del bagno: in media, riempire la vasca comporta un consumo d’acqua quattro volte superiore rispetto alla doccia.
-Per ridurre i consumi d’acqua in bagno, tenete aperto il rubinetto solo per il tempo necessario.
-Acquistate elettrodomestici di classe A+ progettati per ridurre il consumo di acqua. Il prezzo d’acquisto forse sarà più alto ma il vantaggio in termini di risparmio energetico e durata ripagherà la cifra spesa.
-Effettuate i lavaggi in lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico e pulite periodicamente il filtro dell’elettrodomestico. Occhio anche alla quantità di detersivo utilizzato: lavatrici e lavastoviglie di buona qualità funzionano perfettamente anche solo con la metà della dose indicata nelle confezioni. Evitate inoltre i lavaggi a temperature molto elevate: ad esempio, per quanto riguarda i capi da lavare in lavatrice, le temperature intorno ai 50-60 gradi sono più che sufficienti e fanno durare di più i tessuti.
-Per stirare, optate per il ferro a vapore con il serbatoio ad acqua: permette di rinunciare ai vari additivi e appretti per lo stiro, che inquinano e di cui si può fare a meno.
-Lavate piatti, frutta e verdura in una bacinella e usate l’acqua corrente solo per il risciacquo.
-Riutilizzate l’acqua adoperata per lavare le verdure per innaffiare il giardino.
-Innaffiate le piante di sera: dopo il tramonto l’acqua evapora più lentamente.
-In bagno, scegliete uno sciacquone con lo scarico differenziato e doppio pulsante.
-Fate un controllo periodico chiudendo tutti i rubinetti: se il contatore dell’acqua gira lo stesso c’è una perdita.
-Quando lavate l’auto, usate il secchio e la spugna: si risparmia molta acqua rispetto al getto della canna.
-Raccogliete l’acqua piovana e quella dei climatizzatori e sfruttatela per gli usi non potabili, ad esempio per lavare l’auto e innaffiare il giardino.
-Provvedete a una corretta manutenzione: un rubinetto che perde una goccia al secondo disperde in un anno circa 5.000 litri.

La causa piu’ frequente di allagamento è la scarsa manutenzione dell’ ’impianto idraulico !! Spesso nasce da una perdita e all’improvviso le tubazioni possono esplodere causando la fuoriuscita di una grande quantità di acqua difficile da governare soprattutto se in casa al momento dell’inconveniente non c’è nessuno. Se invece ci troviamo in casa (per fortuna) possiamo quanto meno limitare i danni prestando però attenzione ai movimenti che facciamo. Innanzitutto la prima cosa da fare è quella di disattivare completamente tutte le fonti elettriche in quanto con i piedi nell’acqua si è vulnerabili e si rischia di rimanere folgorati.
Dopo l’energia elettrica è opportuno disabilitare anche il gas e ovviamente chiudere la chiave di arresto dell’acqua per bloccarne il flusso. A questo punto avendo eliminato i pericoli non ci resta che rimediare ed eliminare l’acqua accumulata. Se quest’ultima ha raggiunto i due centimetri di altezza bisogna rimuoverla immediatamente in quanto, due centimetri moltiplicandoli per l’area della stanza potrebbero generare un peso eccessivo tale da causare problemi di solidità al solaio sottostante. Se abbiamo in garage un pompa aspirante o un bidone aspira tutto per le pulizie conviene sfruttarlo per eliminare un buon quantitativo di acqua e nel contempo tamponare con stracci (se necessario anche utilizzando lenzuola e coperte). Meno acqua resta sul pavimento e, minori saranno i rischi .

In una recente dichiarazione, il Ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, ha esposto come il governo intenda intervenire per rilanciare l’economia. Infatti sembra molto vicina una possibile proroga per tutto il 2016, in merito alle detrazioni per ristrutturazione edilizia con aliquota al 50% e per riqualificazione energetica con aliquota al 65%. Ricordiamo che, negli ultimi anni, gli incentivi fiscali in edilizia sono stati le uniche soluzioni per cercare di rilanciare un settore già pienamente penalizzato!!!!!

Di seguito link guida completa alle detrazione fiscali

http://wikiprestiti.org/ristrutturazione-edilizia/

Per valutare i migliori condizionatori e poter scegliere con cognizione di causa bisogna considerare alcune caratteristiche, tra cui la classe energetica, i consumi, la certificazione, il rumore, il costo, la tecnologia dell’impianto.

Ecco un breve elenco di fattori da esaminare:

classe energetica e consumo energetico: i due concetti vanno di pari passo; la classe energetica è la suddivisione della scala di consumi degli elettrodomestici, e quindi anche dei condizionatori, regolata dall’Unione Europea. Al consumo annuale in kWh corrisponde una classe di efficienza energetica. Questa è la scala: AA=ottimo, A=buono, B=più di medio, C=medio; D=mediocre; E=basso; f=molto basso; G=pessimo. Più la classe energetica è alta, minori saranno i consumi (e di conseguenza la bolletta sarà più economica). Per i condizionatori, di solito quelli di classe AA-A-B sfruttano la tecnologia inverter; le classi inferiori invece utilizzano il meccanismo on-off.

certificazione e costo: anche in questo caso di regola i due termini sono correlati: maggiore è la certificazione, che corrisponde all’alta classe energetica dei condizionatori, maggiore sarà il costo. Ma più che di una spesa, in questo caso si tratta di un investimento, poiché il condizionatore sarà più efficiente e consumerà meno, quindi tutto questo si tramuterà in un taglio dei costi della bolletta.

raffreddamento: misurata in Btu/h o in kW, la capacità di raffreddamento ha un valore alto se l’impianto è potente.

rumore: per quanto riguarda questo aspetto, di solito i condizionatori portatili sono più rumorosi rispetto a quelli fissi. Nei condizionatori di ultima generazione la rumorosità è ridotta al minimo; sono inoltre dotati di timer e termostato per programmare accensione e spegnimento dell’apparecchio anche quando si sta fuori casa

fluidi refrigeranti: è importante controllare il tipo di fluido refrigerante previsto quando si acquista un condizionatore, per non rischiare di scegliere un impianto che diventerà illegale nel giro di qualche anno. Bisogna scegliere solo i condizionatori che contengono i fluidi R134, R410A, R407C.

condizionatori mobili e fissi: di base, un condizionatore portatile costa più di uno fisso e ha consumi maggiori, però non ha bisogno di essere installato da tecnici. La scelta migliore resta quella del climatizzatore fisso.

tecnologia inverter e on-off: i condizionatori inverter utilizzano la cosiddetta tecnologia modulante, che sfrutta la potenza necessaria per ottenere la temperatura richiesta; nel momento in cui l’ambiente raggiunge la temperatura impostata, la macchina non si spegne, ma continua a funzionare per tenere stabile quel valore; in questo modo i consumi sono minimi perché non ci sono grandi cambiamenti di temperatura. La tecnologia on-off è più semplice ma fa aumentare i consumi, infatti il condizionatore raggiunge la massima potenza quando viene acceso e si ferma quando raggiunge la temperatura programmata.

pompe di calore: sono gli apparecchi in grado sia di riscaldare che di raffreddare; queste macchine sono in grado di trasferire calore da un ambiente a temperatura più bassa a un ambiente a temperatura più alta e viceversa attraverso l’energia elettrica. Le pompe di calore sono perfette se il locale da climatizzare non supera i 50 metri quadrati. Di recente si stanno diffondendo i condizionatori a pompa di calore, utili anche d’inverno. Il merito è anche delle agevolazioni fiscali previste per questo tipo di impianti.

Condizionatori e detrazione 65%

Le pompe di calore, e quindi anche i condizionatori che utilizzano il meccanismo della pompa di calore, possono beneficiare della detrazione fiscale del 65% prevista per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Questa agevolazione fiscale resta valida fino al 31 dicembre 2015.

Condizionatori e detrazione 50%

Se non si tratta di pompe di calore, ma di apparecchi che sfruttano altre tecnologie, per l’acquisto e l’installazione di condizionatori è prevista la detrazione fiscale del 50%per gli interventi di ristrutturazione edilizia. Questo bonus fiscale è valido fino al 31 dicembre 2015. Quando si interviene sulle singole unità abitative, sono agevolabili: la sostituzione degli apparecchi anche con condizionatori di diverso tipo e la nuova installazione di singoli elementi, purché si tratti di opere finalizzate al risparmio energetico. Per gli interventi sulle parti condominiali degli edifici, la detrazione del 50% è valida per la sostituzione di condizionatori anche con altri di diverso tipo e per la riparazione o nuova installazione di singoli elementi.

Condomini, dal 2016 obbligatoria la contabilizzazione del calore
A partire dal 31 dicembre 2016, condomini e singole unità immobiliari saranno obbligati a installare dispositivi specifici per la termoregolazione e la contabilizzazione del calore. A prevederlo è il testo del decreto di recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, approvata in settimana dal Consiglio dei ministri (leggi la notizia).
Nel merito, il testo del decreto prevede a carico dei condomini la cui fornitura energetica proviene da una rete di teleriscaldamento l’obbligo dell’installazione di questi dispositivi che, collegati ad apposite centraline di rilevamento, registrano e contabilizzano i consumi dei singoli palazzi.
Anche le centrali termiche a servizio dei c.d. super condomini dovranno rispettare la disposizione di legge contenuta nel decreto dell’efficienza energetica, a patto che ci sia una centrale termica che serva i diversi edifici che compongono la struttura condominiale.
Ma l’obbligo della contabilizzazione del calore vale anche per i singoli appartamenti, che dovranno dunque essere dotati di tali apparecchi per monitorare il consumo energetico per il riscaldamento invernale, il raffrescamento estivo e la produzione di acqua calda sanitaria.
Solo nel caso certificato di impossibilità tecnica a intervenire o nell’eventualità che i risparmi ottenibili non giustifichino il lavoro, si potrà derogare alla disposizione di legge. Per gli inadempienti il rischio è di incorrere in multe salate (da un minimo di 500 euro a un massimo di 2.500).
Il decreto di recepimento della direttiva sull’efficienza energetica specifica che, a seguito dell’installazione dei dispositivi per la contabilizzazione del calore, le spese saranno ripartite in base ai consumi individuali e ai costi fissi derivanti dalle attività di manutenzione degli impianti, secondo quanto stabilito dalla norma tecnica UNI 10200.
Non ci sono invece novità per quanto riguarda le Regioni che hanno già legiferato in materia di termoregolazione. La Lombardia, per esempio, farà scattare l’obbligo prima, rispetto alla norma statale (1° agosto 2014), anche se le sanzioni non saranno applicate fino alla fine del 2016.

Sicuramente antiestetici e spesso ingombranti, i termosifoni o caloriferi tradizionali vedono sempre meno spazio nelle moderne progettazioni di edifici. Riscaldare gli ambienti dal basso non è una scoperta ma piuttosto una riscoperta.

Gli antichi romani misero a punto una raffinata tecnica costruttiva composta da un pavimento rialzato e intercapedini murarie perimetrali nelle quali circolava l’aria calda prodotta da un focolare posto nei locali inferiori dell’edificio. Ai giorni nostri una delle prime applicazioni moderne di questo principio si trova nella cattedrale di Lodi, restaurata nel 1965.

I sistemi moderni si possono quindi definire innovativi più che altro per la scelta dei materiali, per l’affidabilità e la gestione termica.
La bassa temperatura di esercizio (29-35 °C) permette di evitare eccessive dilatazioni termiche e fastidi circolatori, le serpentine vengono realizzate con tubazioni più leggere e affidabili, la coibentazione è efficiente e la gestione elettronica ottimizza il rendimento termico.

Si prospettano quindi dei costi nel medio lungo termine sicuramente inferiori, e le bollette di chi ha una casa con pannelli radianti a pavimento ne sono una dimostrazione.
Ovviamente ci sono anche alcuni nei:
– il costo di installazione è superiore rispetto ad un sistema di riscaldamento tradizionale;
– il pavimento deve essere realizzato in materiali conduttivi e alcuni rivestimenti non sono indicati;
– in caso di guasto alle serpentine oppure nel caso si desideri modificare l’impianto occorre rimuovere la porzione di pavimentazione interessata.

Il pavimento radiante può essere anche una valida alternativa in fase di rafrrescamento, salvo che in questo caso occorre avere un buon sistema di deumidificazione dell’ambiente se non si desidera la formazione di condense. Con i pavimenti radianti in fase di raffrescamento si evitano i famosi getti d’aria fredda causa di molti dolori (passare da +30 °C esterni a un ambiente +22 °C con l’aggravante del getto d’aria non è mai sinonimo di comfort).
Ma tutte queste innovazioni o ammodernamento di tecnologie già in essere secoli fa, devono come sempre essere disciplinati e progettati a regola d’arte.

Nei vari forum che spesso ho piacere di leggere circa i sistemi di condizionamento (caldo freddo) da scegliere si fa riferimento ad abitazioni.
Ora, in casa propria nessuno mette in dubbio che sia piacevole camminare a piedi scalzi d’inverno senza battere i denti, piuttosto che non girare con la sciarpa in estate per fronteggiare i mal di gola. Tuttavia mi pongo nella situazione peggiore, ovvero negli ambienti terziari, uffici, dove spesso e volentieri coesistono persone i cui standard di comfort sono diversi.

Attualmente quello che mi capita sovente di vedere è gente che si porta via il cambio, ovvero magliette leggere per l’inverno e scarpe chiuse per l’estate, con tanto di calzini.
Il problema è all’uscita dagli uffici. Anche gli sbalzi termici cui siamo soggetti da dentro a fuori non fanno certo parte di quello che si definisce comfort.

La mia non vuole essere una critica verso la ricerca per progettare e creare ambienti in cui si sta bene, vuole piuttosto essere una riflessione sul fatto che ogni edificio e’ fatto da un ingresso/uscita che permette a chi ci sta dentro di comunicare con il mondo esterno. Quindi andare a creare delle oasi nel deserto e’ possibile, ma occorre che siano compatibili con lo stesso deserto che le ospita.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Durante la manutenzione della cucina a gas è fondamentale anche eseguire una corretta pulizia, sia per ottenere un’adeguata igiene, sia perché le parti di cibo che fuoriescono durante la cottura possono creare delle ostruzioni e risultare quindi pericolose.

Per una buona pulizia della macchina a gas esistono ovviamente sul mercato diversi prodotti, molto efficaci e specifici per qualsiasi esigenza. Tra questi, sono estremamente utili gli sgrassatori, disponibili anche in versione profumata.

In alternativa, per chi ama il fai da te e vuole avere un occhio di riguardo per l’ambiente, è possibile utilizzare rimedi naturali. Tra questi, il più efficace è sicuramente la classica miscela di acqua ed aceto bianco, adatta anche come anticalcare sia per superfici in acciaio inox che smaltate.
Ampolla di aceto
In ogni caso, per pulire correttamente le superfici della macchina a gas, eliminando lo sporco e soprattutto senza lasciare antipatici aloni, bisogna seguire dei precisi passaggi. Per prima cosa, bisognerà distribuire, servendosi di uno spruzzino, il detergente prescelto ed attendere qualche minuto affinché agisca sullo sporco.

Successivamente si dovrà strofinare la superficie con una spugnetta ruvida fino a quando tutte le incrostazioni non saranno state eliminate, per poi sciacquare con l’aiuto di una spugnetta morbida da cucina. Nel caso la superficie da lavare sia in acciaio inox, si potrà completare la pulizia con un anticalcare. Infine, per asciugare, si potrà utilizzare della carta da cucina, utile per evitare di lasciare antiestetici aloni.

Per un’adeguata manutenzione, la cucina a gas deve essere controllata e pulita sia esternamente che internamente in modo frequente. Per prima cosa, sarà necessario togliere i bruciatori del gas e controllarne i fori. Se occlusi, andranno riaperti con l’aiuto di un semplice stuzzicadenti.
Fornello a gas
Tutti i bruciatori dovranno poi essere immersi in una soluzione d’acqua e solvente specifico per il grasso. A questo punto, andranno allentate le viti che tengono fermo il piano superiore della macchina.

Quest’ultimo andrà quindi completamente tolto e pulito. In questo modo, rimarranno scoperti e visibili tutti i condotti del gas. Con l’aiuto di un aspiratore sarà necessario ripulire la parte interna, lavandone poi la superficie con prodotti specifici. Dopo essersi assicurati che ogni residuo di sporco sia stato eliminato, bisognerà quindi controllare la fiamma.

Se infatti questa dovesse risultare troppo debole oppure irregolare, sarà il caso di intervenire sul regolatore del gas. Per fare ciò, si dovrà togliere la manopola di comando, che può essere a pressione oppure fermata attraverso una piccola vite.
Fiamma a gas
Tolta la manopola, si potrà intervenire sulla vite di regolazione rimasta scoperta, ruotandola con l’aiuto di un cacciavite fino a quando la fiamma non avrà una potenza adeguata.

Nel caso invece di una fiamma irregolare, sarà il caso di intervenire sull’ugello collocato sulla parte superiore dell’erogatore, svitandolo e pulendone il forellino da cui fuoriesce il gas, magari servendosi di un ago da cucito.

Per verificare se l’operazione ha avuto l’effetto sperato, bisognerà poi ricollocare l’ugello e fare una prova accendendo la fiamma. Una volta sistemato l’interno della macchina, si potranno rimettere a posto tutte la parti che erano state tolte. Prima di rimettere i bruciatori al loro posto, bisognerà assicurarsi che siano stati perfettamente sgrassati dal solvente per poi strofinarli ed asciugarli perbene.

I tubi del gas non sono eterni, vanno sostituiti periodicamente, per motivi di sicurezza. Il gas è pericoloso, ma con una buona manutenzione periodica dell’impianto i rischi di incidenti sono estremamente bassi. Se invece si trascurano delle piccole accortezze allora si rischia seriamente di mettersi nei guai.
Innanzitutto occorre distinguere tra tubi in gomma e tubi in acciaio inox. Questi ultimi possono essere rigidi o di tipo flessibile.
Quelli in acciaio non hanno una scadenza prefissata e generalmente sarà il tecnico a stabilire quando saranno da sostituire. E comunque vanno cambiati ad ogni minimo segno di deterioramento o corrosione, da parte di un installatore abilitato.
Il problema sorge soprattutto per i tubi in gomma. Sono più delicati, più sensibili agli agenti atmosferici e sono più soggetti a lacerazioni, sebbene abbiano il vantaggio di essere maggiormente flessibili.
I tubi in gomma hanno una loro data di scadenza che è riportata sul tubo stesso, insieme all’omologazione: è riportata la dicitura “da sostituire entro il …. “ insieme all’indicazione che ne certifica l’utilizzo per il tipo di gas combustibile e la norma di riferimento UNI 7140.
I tubi vanno sostituiti entro la data di scadenza e comunque non oltre 5 anni dal primo utilizzo. Tuttavia, almeno una volta all’anno è buona norma controllare l’integrità dei tubi di gomma del nostro impianto. Sollecitazioni, esposizione ad agenti atmosferici, urti, soprattutto con superfici appuntite o affilate, usura, possono portare ad una fine prematura dei nostri tubi del gas. E col gas non si scherza.Se dovessero esserci anche minimi segni di deterioramento occorre sostituire il tubo, affidandosi possibilmente, per ragioni di sicurezza, ad un tecnico qualificato.

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